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Ricerca2007 Università degli Studi di Padova, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di Laurea in Logopedia, Tesi di laurea, Relatore: Prof, Lp Carla Leonardi, Anno accademico 2006-2007. 07_tesi_bianco_gabriele.pdf, 85 pagine, 680 KB. Conclusioni: Da un confronto fra i risultati ottenuti durante la valutazione pre-trattamento e i valori registrati al termine dell’intervento, emerge un netto miglioramento della paziente a livello di tutte le competenze prese in esame. Inoltre, è interessante notare come tali miglioramenti abbiano probabilmente influito in maniera positiva anche su abilità non direttamente trattate (in particolare, la percezione visiva). All’osservazione, O. si dimostra oggi, anche a detta dei genitori, più attenta e collaborante, riuscendo a mantenere attiva l’attenzione sostenuta per tempi maggiori. Il processo di lettura non è sicuramente ancora consolidato, ma la paziente ha iniziato a soffermarsi più a lungo sulle singole parole, cercando di rievocarne in maniera silente le componenti percettivo-sonore per poi operare un processo di fusione. Inoltre, sta imparando a mettere in atto strategie cognitive volte a inferire il significato di una parola sconosciuta dalle informazioni co-testuali, al fine di comprendere il senso della frase. Lo dimostrano i risultati ottenuti nella prova di comprensione MT: durante lo svolgimento della prova la paziente, nonostante avesse espresso di non conoscere alcuni vocaboli, è, in alcuni casi, riuscita a recuperare il significato della frase facendo leva solo su informazioni di tipo morfosintattico. Tutti gli obiettivi individuati alla fine della valutazione pre-trattamento sono stati raggiunti, anche se ciò non significa che le competenze sulle quali si è intervenuto siano state acquisite e molto lavoro è ancora necessario a tale scopo. In riferimento alle metodiche utilizzate per il training morfosintattico, è poi importante sottolineare come anche l’impiego del codice scritto in qualità di supporto alla comprensione verbale presenti delle limitazioni, dal momento che, proprio evidenziando più del linguaggio verbale quegli elementi grammaticali caratterizzati da scarsa salienza percettiva, non ne rinforza la percezione uditiva. Ciò potrebbe spiegare il motivo per cui, in entrambe le valutazioni condotte tramite il test TCGB, la tipologia di frasi con il più alto livello d’errore rimane quella delle frasi attive negative (la particella non, infatti, pur avendo una scarsa salienza percettiva, è in grado di capovolgere il senso dell’intera frase). Di conseguenza, a periodi di training morfosintattico mediante codice scritto, volti a rinsaldare la padronanza degli elementi più difficilmente percepibili, andrebbero probabilmente sempre affiancati, nei soggetti con deficit percettivo-uditivi, periodi di trattamento della comprensione caratterizzati da una sollecitazione del canale uditivo-verbale.
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